TANTO SAPPIAMO GIÀ COME FINIRÀ

Dopo l’Avvento c’è sempre il Natale

Do un’occhiata alla pagina dei campionati europei e, nonostante ci troviamo solo ad autunno inoltrato, ho l’impressione che alcuni tornei siano fortemente indirizzati. In pratica, sappiamo già come andranno a finire.

In Francia il Paris Saint-Germain ha ben 15 punti di vantaggio sulle inseguitrici, mentre in Inghilterra il Manchester City di Guardiola, nonostante non stia ancora dominando, è il più accreditato candidato alla vittoria della Premier. Nella nostra Serie A la Juventus, pur puntando tutto sulla Champions League, ha già otto punti di vantaggio sul Napoli. E, anche cambiando sport, non incontriamo maggiori incertezze: i trionfi di Lewis Hamilton nel mondiale di Formula uno e di Marc Marquez nella Motogp sono arrivati con diverse gare di anticipo, con i rivali ad arrancare nelle retrovie. Anche qui era chiaro come sarebbe finita.

La prevedibilità di molte competizioni sportive mi spinge così a leggere in questa prospettiva anche il periodo dell’anno che stiamo per iniziare. Dell’Avvento, infatti, conosciamo già esito e durata. Dopo quattro domeniche arriva il Natale, ed è così da sempre. Con la conseguenza che, quando un avvenimento appare troppo prevedibile, nei suoi confronti si registra un fisiologico calo di interesse e partecipazione.

Che cosa può esserci dunque di nuovo e di diverso, quest’anno, nelle settimane che precedono il Natale? Dal punto di vista formale ben poco. I riti, le liturgie e le proposte pastorali saranno di sicuro simili a quelle degli anni precedenti. La corona d’Avvento con le quattro candele da accendere, la novena di Natale, i ritiri spirituali, le confessioni, i lavoretti e gli addobbi natalizi in oratorio e via dicendo. Tutto di vecchio, quindi. Di già sentito e già visto.

Eppure qualcosa di nuovo può esserci. Ma, più che raggiungerci dall’esterno, deve nascere dentro di noi. Ci aspettiamo sempre qualcosa di nuovo dalla religione, dalla Chiesa e dalla nostra parrocchia, ma non poniamo il minimo sforzo per rinnovare noi stessi. Attendiamo che sia il Vangelo a destare il nostro interesse, senza mai provare ad essere noi ad interessarci a lui. Pretendiamo che sia il parroco a rivoluzionare la vita della parrocchia, senza sentirci minimamente spinti a dare il nostro contributo perché questo accada.

La sete di novità è una molla fondamentale per crescere e migliorare, a patto che non si traduca in una smania di cogliere e consumare sempre nuove esperienze, in modo ingenuo e superficiale. La vera novità parte da ciò che presumiamo di conoscere e sapere già. Tutto diventa originale e sorprendente se guardato con occhi diversi, con una sensibilità più profonda e con un pensiero più saggio.

Anche l’Avvento di quest’anno può essere nuovo e diverso. Nuovi e diversi siamo noi, con tutto quello che abbiamo vissuto nei dodici mesi trascorsi da quello precedente. Ancor più nuovi e diversi possiamo diventare accogliendo ogni giorno quella “vita nuova” che il Signore ci dona.

DON MICHELE GARINI – Assistente ecclesiastico del CSI

Attachment